Presupposti organizzativi della Riforma della Curia Romana

Arrieta, J. I.

Abstract: Il testo tratta di alcune premesse ecclesiologiche, di organizzazione e di ordine giuridico-canonico che occorre ponderare, qualunque sia il tipo di opzione che deciderà il Legislatore per riformare la Curia romana a partire dal modello basato sulla cost. ap. Pastor Bonus che, al presente, continua ad avere validità giuridica ed ecclesiologica come impianto generale. Dalle premesse considerate seguono, poi, concrete indicazioni organizzative e giuridiche: il modo tecnico di tradurre nell’organizzazione e nel lavoro i postulati della “communio ecclesiarum” e della “sinodalità”, le forme per realizzare il coordinamento e la spontanea cooperazione tra i dicasteri, le formule per rispettare le competenze affidate a ciascuno, le possibilità e i limiti dell’accorpamento di Dicasteri, ecc. Le richieste di decentramento vanno valutare con realismo, tenendo conto delle effettive possibilità di ciascun episcopato, poiché spesso la presente situazione non è conseguenza di accentramenti, bensì di esigenze di supplenza. Le principali disfunzioni della Curia, tuttavia, trovano piuttosto spiegazione nei “metodi di lavoro” e nell’insufficiente autocontrollo dei Dicasteri di maggior rilevanza. Perciò, gli obiettivi della riforma dovrebbero puntare principalmente agli atteggiamenti personali di chi vi lavora e alle metodologie di lavoro collegiali, aperte e collaborative. Di conseguenza, il modo effettivo di corrispondere ai postulati di “collegialità” non è tanto il ricorso a organismi collegiali internazionali di rappresentanza, bensì lo stabilimento di adeguate procedure amministrative da seguire nella formazione dei provvedimenti che, assieme al dovuto controllo, consentano l’intervento dei Pastori diocesani e dei Dicasteri competenti.

Parole chiave: Curia Romana, Sinodalità, Coordinamento, Collegialità.

Abstract: The text addresses some ecclesiological premises, organization and juridical-canonical principles that must be considered no matter what kind of option the Legislator will decide upon in order to reform the Roman Curia, starting from the model based upon the Apostolic Constitution Pastor Bonus which, at this present time, continues to have juridical and ecclesiological validity as the general framework. From the considered premises then follow concrete organizational and juridical directions: the technical means to translate the postulates of “communio ecclesiarum” and “synodality” into organization and work; the ways of achieving coordination and spontaneous cooperation among dicasteries; the formulas to respect the competences entrusted to each; the possibilities and limitations of the grouping together of dicasteries, etc. Demands for decentralization are evaluated realistically, taking into account the effective possibilities of each episcopate, since often the present situation is not a consequence of centralization but rather of needs for substitution. The main dysfunctions of the Curia, however, found explanations rather in the “working methods” and the insufficient self-monitoring of more significant dicasteries. Therefore, the objectives of the reform should aim primarily at the personal attitudes of those who work there and at the collegial, open and collaborative methodologies of work. Consequently, the effective way to meet to the postulates of “collegiality” is not so much the recourse to international collegial bodies of representation, but rather the establishment of appropriate administrative procedures to be followed in the line-up of measures which, together with due monitoring, enable the involvement of diocesan Pastors and competent dicasteries.

Key words: Roman Curia, Synodality, Coordination, Collegiality. 

DOI
10.1400/232646